La settimana appena passata ha rappresentato una tappa fondamentale nel processo di sindacalizzazione del comparto militare, iniziato con la storica e famosa sentenza n. 120 della Consulta del 11/04/2018.
Dopo 6 mesi di assordante silenzio finalmente arrivano due convocazioni, una da parte del PD ( a dire la verità quella a noi non è arrivata), una da parte dei 5 stelle, “”””per ragionare sulla legge in discussione sui sindacati militari””””.

Era da fine maggio, all’indomani del voto per le elezioni europee, che non se ne sentiva più parlare.
Dopo le elezioni europee infatti fu deciso, dalla stessa onorevole Corda, di far tornare il progetto di legge che porta il suo nome in Commissione Difesa della Camera dei Deputati per renderlo “”””””…… più rispondente alle istanze che arrivano dal mondo militare….””””.

Con le convocazioni arrivate a inizio novembre ci siamo detti “””” dopo un anno e mezzo finalmente ci siamo””””, “””stavolta è la volta buona”””, avevamo tutti pensato che con il PD, da sempre sensibile alle istanze del mondo del lavoro e ai diritti dei lavoratori, almeno nelle dichiarazioni, al governo avremmo ottenuto una legge per i cittadini in divisa degna di chiamarsi legge, che fosse una norma che non presentasse incostituzionalità latenti e che, soprattutto, recepisse le criticità che ci siamo sgolati a denunciare per mesi e su cui abbiamo versato ettolitri di inchiostro nelle missive e nei comunicati stampa per far comprendere le nostre esigenze.

Con questi buoni sentimenti e auspici ci siamo recati il 14 dagli onorevoli Emanuela Corda e Giovanni Luca Aresta.
Il 13 e 14 novembre, però, servivano a farci svegliare dai nostri sogni e a riportarci nella cruda realtà.

Se quando il governo della Repubblica era condito in salsa giallo-verde ci sentivamo dire, in maniera energica, dall’onorevole Corda che il suo progetto di legge (nonostante tutte le criticità evidenziate: dalla competenza del giudice in materia di condotte antisindacali, all’assenso ministeriale per la costituzione dei sindacati militari, alle materie escluse dal confronto sindacato/parte datoriale, al divieto di parlare e ragionare di sindacati e problemi dei militari-lavoratori durante l’orario di servizio, ecc. ecc. ecc.) fosse il migliore possibile, ora che il governo è in salsa giallo-rossa abbiamo dovuto apprendere non solo che tutte le nostre istanze resteranno lettera morta ma che si stanno escogitando fantasiose soluzioni “””salomoniche””” di nuovi collegi arbitrali, che non hanno alcun precedente nell’ordinamento giuridico italiano, che giudicheranno preliminarmente sulle condotte, denunciate quali antisindacali, se sono meritevoli di essere portate all’attenzione del giudice del lavoro o meno: questo sarebbe il frutto del compromesso tra la posizione pentastellata e quella del Partito Democratico che si professa da sempre attento ai problemi del mondo del lavoro (sic!!!!!) .

Ci chiediamo: questi nuovi fantasiosi collegi arbitrali cosa emetteranno? Una sentenza, quindi appellabile, una ordinanza, un parere o cos’altro?
Ancora ci chiediamo: e il tempo che intanto passa tra la segnalazione e il parere/sentenza del collegio a quali fini sarà calcolato?

Con la nascita del nuovo governo giallo/rosso abbiamo dovuto sentire dalla viva voce, non più energica e determinata, dei pentastellati, ormai esaurita la loro carica di “””apertura del parlamento come una scatoletta di tonno”””, divenuti più realisti del Re, con una massiccia dose di realpolitik compromissoria democristiana degna della Prima Repubblica della buonanima del Presidente Giulio Andreotti, che gli articoli che regoleranno la vita dei sindacati militari sono inevitabilmente legati agli equilibri governativi della nuova maggioranza.

Stando così le cose noi siamo legittimati a perdere ogni speranza e a ragionevolmente credere che queste righe sono tra le ultime che potremo scrivere, pertanto approfittiamo per lanciare un appello:
Ci rivolgiamo a ognuno dei Commissari delle Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica (quando il pdl Corda arriverà all’esame della Camera Alta) affinchè votino il testo che regolerà il confronto tra Sindacati e Stati Maggiori secondo scienza e coscienza e non secondo le indicazioni dei Partiti e dei Generali dentro e fuori dalle Aule Parlamentari, solo in tal modo si potrà scongiurare il pericolo di una Legge che avrà certamente profili incostituzionali che noi non mancheremo di far rilevare nelle sedi competenti, anche sovranazionali.

Parimenti non fermeremo la nostra azione per rendere edotta la Pubblica Opinione di come i partiti che si presentano alla sua valutazione, in occasione delle consultazioni elettorali, hanno trattato i suoi figli in uniforme che hanno scelto la missione di mettere la loro vita a servizio dell’intera comunità nazionale.

LA SEGRETERIA NAZIONALE SIM GUARDIA DI FINANZA

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